Danza d'estate

Il progetto Danza d’estate, pubblicato dalla casa discografica Blondrecords di Roma nel 2003, è un’opera musicale-culturale frutto di ricerca folclorica ed antropologica. L’album è ispirato alle Quattro stagioni ed è ambientato interamente nel Lazio meridionale, antica terra di confine, lungo la più antica frontiera d’Europa.

I temi di questo album arrangiato interamente da Benedetto Vecchio con il supporto di Gennaro Del Prete e la collaborazione del violinista Mihaj Cristescu, toccano da vicino la superstizione ancora radicata presso la popolazione locale, Sabbat sia massera parla di streghe, di malocchio e di malefici scongiurati. La canzone è stata riportata dall’illustre studioso Eugenio Maria Beranger in un volume di studi demo-etno-antropologici dal titolo Gente di Ciociaria.

Altri brani riguardano il brigantaggio, come la ballata dedicata alla vera storia del brigante Bernardo Colamattei di Colle San Magno (FR) coinvolto nei fatti risorgimentali e la sua tragica fine nel carcere di Cassino.

Fanno parte dell’album le danze popolari, come il saltarello Santopadrese, suonato da Bernardino Lepore che fin da ragazzo svolgeva questa funzione durante lo spoglio del mais, poi la ballarella pontecorvese ” Ohi che bell’aria, bella serena che ha ottenuto l’interesse di docenti studiosi universitari, Ballo per l’onore che rievoca le violenze subite dalle donne dalle truppe franco marocchine nel 1944.

Questo lavoro mostra l’amore per la madre terra, le tradizioni e l’antica civiltà.

Cosi scrisse Eugenio Bennato: “L’appello lanciato anni fa dal mio disco” Brigante se more” è diventato un appello col tempo il segnale di una chiamata a raccolta di briganti antichi e moderni. Tra questi il musicista Benedetto Vecchio, folgorato sulla via tra Napoli e il Basso Lazio dove le favole e le pietre e i dialetti segnano il cammino di una storia comune, e dove è possibile ritrovare, nel groviglio delle onde sonore inquinate delle radio e delle televisioni nazionali il battito purissimo di un ritmo primitivo e incontaminato chiamato “taranta”, capace di lanciare certa musica alternativa e trasgressiva della nostra penisola nel grande movimento contemporaneo della world music.”